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  30/10/2009 - Primi appunti del Movimento Sardista per i congressi del Partito Democratico


Partito Democratico

“Sardi, Italiani, Europei”

Tesi del Movimento sardista per i congressi 2009



• Il nuovo patto con lo Stato – l’Europa negata – Il Mediterraneo e la Corsica

Premessa
• Sono passati oltre sessant’anni dall’entrata in vigore dello Statuto sardo, che ha sancito con una legge costituzionale la condizione di specialità della Sardegna. Allora, nella prospettiva della costruzione dello Stato repubblicano, appena nato e ben consapevole delle forti pulsioni separatiste presenti anche in Sardegna, era necessario, anche attraverso concessione di poteri speciali, tenere saldo il principio unitario.
• La storia di questi sessant’anni di specialità, di autonomia e rinascita codificati nell’articolo 13 dello Statuto, è fatta di luci e ombre. Oggi abbiamo un’Isola fortemente urbanizzata al Nord e al Sud, concentrata quasi totalmente in due grandi aree metropolitane, dove le condizioni di vita, di lavoro e di socialità delle persone sono fortemente critiche. Accanto, assistiamo al progressivo svuotamento delle zone interne della Sardegna, che rappresentano la gran parte dei nostri 377 Comuni.
• Specie nelle zone interne ogni tentativo di generare lavoro stabile attraverso l’industrializzazione, figlia della Rinascita, è irrimediabilmente segnato in negativo sia sotto la prospettiva occupazionale di lunga durata che sotto gli altissimi costi ambientali per la collettività. La riforma del Titolo V della Costituzione e poi il c.d. federalismo fiscale svuoteranno a breve, del tutto, le potenzialità derivanti dalla specialità della Sardegna.
• Eppure i Sardi esprimono ancora un senso di nazione: si sentono con certezza Sardi e poi anche Italiani e poi, ancora in minor parte, Europei. I Sardi, nati in Sardegna o arrivati in Sardegna da altri Paesi insieme ai Sardi che abitano in altri Stati, sono un Popolo con una cultura in gran parte autonoma e hanno un minimo comune denominatore che compone la loro identità. La lingua, il modo di pensare e di agire, persino le bandiere dei quattro mori inquadrate dalle tv a ogni manifestazione testimoniano un’appartenenza sentita. E troppo spesso tradita dall’incapacità della Regione di costruire una via nuova per il riscatto della Sardegna.



Il nuovo Patto con lo Stato
• Cresce la sfiducia verso le istituzioni e verso chi le rappresenta, cala in modo preoccupante la partecipazione al voto aprendo la porta a derive populistiche che vengono corroborate dal sistema dell’informazione privata. E’ necessario, dunque, che il Partito democratico sardo si faccia portatore, insieme alle altre forze democratiche dell’Isola, del nuovo Patto con lo Stato e operi insieme nella direzione dell’avvio dell’Assemblea Costituente del Popolo Sardo, con il compito di redigere il nuovo Statuto.
• Non più specialità e rinascita saranno le parole chiave dello Statuto che scriveremo ma sovranità del Popolo Sardo sulle principali questioni che riguardano l’avvenire della Sardegna.
• Dall’energia nucleare alle servitù militari, all’istruzione nessuna decisione che riguardi il futuro dell’Isola potrà essere presa senza il consenso democratico e preventivo del Popolo sardo, espresso nelle forme partecipative che saranno individuate nel nuovo statuto.
• Prima che un dato giuridico, la sovranità è un fatto culturale: è sovrano chi trova la forza per decidere il proprio futuro. Il Popolo sardo ha rinunciato, soprattutto negli ultimi decenni, per crisi morale o per vuoto di idee, ad affermare il proprio diritto all’autodeterminazione. Nessuna sovranità è comunque illimitata: quella degli Stati, ad esempio, è autolimitata dall’adesione ai trattati internazionali o ad organismi sovranazionali. La sovranità del Popolo sardo dovrà trovare il suo ambito all’interno di un sistema concentrico del quale faranno parte lo Stato italiano e l’Unione Europea.
• Al Parlamento Europeo dovranno sedere stabilmente i rappresentanti della Sardegna, in un numero proporzionato alla popolazione sarda.
• Nei rapporti con lo Stato italiano, esclusi i temi tipicamente statuali dell’organizzazione della Difesa, della legislazione sulla Giustizia e del potere di sottoscrivere trattati internazionali, Regione Sardegna e Stato si attribuiranno reciprocamente materie legislative con una potestà legislativa esclusiva. Resterà sempre salva la potestà legislativa concorrente a favore della Regione Sardegna e quella primaria nelle materie non comprese tra quelle attribuite con potestà esclusiva allo Stato o alla Regione Sardegna.
• Il nuovo Statuto sarà il telaio sul quale montare il motore di un nuovo e più solido modello di crescita della Sardegna, fondato più sulla cooperazione economica e solidale che sulla competizione, soprattutto all’interno dell’Isola e verso i territori prossimi come la Corsica e il Nord Africa.
• Costruiremo così, compiutamente, la nuova dimensione dei giovani: orgogliosamente sardi, italiani, europei. A loro spetta subito il compito di guidare la Sardegna in un cammino di pacificazione sociale.


Il modello economico e sociale per la Sardegna

• Si può semplificare questo tema con una domanda: di che cosa vivranno e come vivranno i nuovi sardi?
• Il nuovo sistema economico sociale deve poggiare totalmente sull’autosufficienza energetica da energia rinnovabile e sulla salvaguardia dell’ambiente come valore primario, favorendo le forme di cooperazione economica e di ricerca con le aree del Mediterraneo più vicine.
• Parallelamente è necessario limitare progressivamente, badando alla riconversione professionale dei lavoratori, tutte le attività e produzioni ad alto rischio di danno ambientale come l’industria pesante e zone militari in produzione.

Alcuni spunti e appunti per una stagione di riforme:

• Bonifica immediata dei territori inquinati e non più produttivi: chi li ha sporcati, a qualunque titolo, deve procedere a sue spese al ripristino, secondo piani concordati con la Regione e gli enti locali interessati.

• Sistema di incentivi fiscali per chi dismette industria pesante e intende insediare contestualmente attività industriale compatibile con l’ambiente.

• La Saras faccia un passo indietro: oggi i sardi pagano la benzina al prezzo praticato in tutta Italia, nonostante il peso ambientale della raffineria di Sarroch ricada solo sulla Sardegna. Ma c’è di più: la benzina raffinata in Sardegna viene spedita, con ulteriore inquinamento in Continente per tornare poi, con altro inquinamento, in Sardegna dove viene distribuita e venduta. E’ un’organizzazione puramente capitalistica e perversa: chiediamo la riapertura del sistema dei rifornitori Saras nell’Isola e la vendita delle benzine a prezzo di costo ai residenti in Sardegna.

• Costruzione della filiera completa del riciclo/produzione da rifiuti separati dalla raccolta differenziata: la Regione deve incentivare, partecipando col proprio capitale, la nascita di impresa che produca dal rifiuto separato e commercializzi le nuove produzioni da latta, plastica, carta e vetro, quantomeno per soddisfare i bisogni del mercato interno sardo.

Sardegna isola delle energie rinnovabili

• pulizia massiccia e continua dei boschi per proteggere l’ambiente a seguito della stabilizzazione del persone precario; raccolta delle biomasse al fine della produzione energetica; costruzione con società miste di impianti per le biomasse, specie nelle zone ad alta produzione agricola come Arborea; minieolico e fotovoltaico obbligatori nelle opere pubbliche e incentivati nelle proprietà private. In caso di nuova concessione; produzione di energia idrogeologica nel sistema delle dighe attraverso Abbanoa spa o controllate; utilizzo dell'idrogeno per autotrazione miscelato con il metano del nuovo metanodotto, al pari di quanto sta realizzando la Regione Puglia;
- incremento della produzione di idrogeno tramite la gassificazione del carbone già operativa a Carbonia e riutilizzo dello stesso come combustibile ecologico nell'industria (Arezzo sta operando così);
-incentivare nelle aziende agrarie la produzione di idrogeno, sfruttando la decomposizione delle sostanze organiche per produrre combustibili; incentivo alle aziende agricole per l’adozione di trattori a idrogeno (ad esempio, la New Holland, società partecipata anche dal gruppo Fiat, ha sviluppato il prototipo di mezzo agricolo così); sostituzione degli impianti di illuminazione pubblica con altri dotati di fotovoltaico o microeolico sui quali possono essere montati anche i ripetitori wi fi di segnale internet e le telecamere per la videosorveglianza pubblica (Lecce sta procedendo così):
Trattativa con lo Stato per l’eliminazione delle accise;

• Riuso del patrimonio immobiliare pubblico e privato: più ricostruzioni e riconversioni piuttosto che nuovo cemento. Trasferimento con procedura snella al demanio della Regione di tutti gli immobili/aree ex militari e assegnazione ai Comuni dietro presentazione di un progetto chiaro e vincolante per l’amministrazione locale.

• Housing sociale: vendita agli assegnatari a prezzo catastale degli alloggi Erp di Area e dei Comuni mediante una capillare campagna di comunicazione presso gli assegnatari; costruzione di nuove residenze sociali (con priorità alla ristrutturazione degli immobili abbandonati o demoliti o riconvertiti) a totale produzione e risparmio energetico. Coinvolgere nel piano di housing sociale le organizzazioni delle coop di produzione, le organizzazioni di inquilini; favorire la nascita di coop di assegnatari che richiedono ai comuni i terreni per realizzare edilizia convenzionata.

• Aumentare sensibilmente e progressivamente la dotazione dei consorzi fidi di tutti i settori a favore delle imprese già operanti e promuovere un programma massiccio di piccolo credito per l’avvio di nuova impresa, come sollecitato dalla rete dei consorzi fidi sardi.

• Apertura di una rete di sportelli della Sardegna sul territorio italiano e all’estero per favorire scambi commerciali, di promozione turistica, culturali e la ricerca scientifica. Gli sportelli, che avranno funzioni consolari al pari di quelli già aperti dalla Regione Lombardia in alcuni Paesi d’Europa, saranno anche agenzie di socialità per i sardi all’estero, promuovendo politiche tese a facilitare il rientro nell’Isola delle famiglie sarde che vivono all’estero.

La continuità territoriale persone/merci

Deve essere garantita l’adeguatezza quantitativa e qualitativa, e la sostenibilità tariffaria dei servizi aerei e marittimi per il trasporto di persone e cose da e per la Sardegna. Dell’onere economico di tale intervento deve farsi carico sempre e comunque lo Stato; tale onere non può, né deve, essere assunto dalla Regione Sardegna. È lo Stato che deve garantire la continuità territoriale con le proprie regioni periferiche. Su questo punto occorre aprire un serrato confronto con lo Stato, che da anni si è progressivamente disimpegnato su questo fronte, nonostante la piena vigenza di provvedimenti normativi che prevedono il finanziamento a regime, degli interventi a favore della continuità territoriale. È necessario superare la distinzione fra residenti e non, per realizzare una completa equiparazione, in termini di opportunità di accessibilità, con qualunque altra regione del Paese.
È infine necessario richiedere con forza la fine del monopolio di Tirrenia sul traffico sovvenzionato, finalmente aprendo, senza ulteriori deroghe e rinvii, anche il settore marittimo alla piena concorrenza.


• Spunti per un modello di Welfare


• bisogna uscire con programma coraggioso e radicale dagli interventi emergenziali e spot, a favore di chi perde il lavoro o di chi non lo trova. Per questo dobbiamo costruire un sistema autonomo di ammortizzatori sociali pubblici sotto forma di crediti individuali da spendere quando si è in difficoltà economica e/o lavorativa, crediti che si possono rigenerare attraverso prestazioni di utilità sociale a favore della collettività; potenziare la formazione professionale pubblica privilegiando quella orientata ai bisogni emergenti del mondo del lavoro.

• La democrazia digitale

• wi fi in tutti i Comuni della Sardegna, mediante il programma wi max in corso e comunque adottando i ripetitori wi fi nel nuovo sistema di illuminazione pubblica dotato di microeolico o di fotovoltaico; adozione del software open source nella pubblica amministrazione regionale, negli enti e nelle aziende a partecipazione pubblica, al posto dei software proprietari coperti da copyright che producono una forma di schiavitù occulta per la pubblica amministrazione oltre che un aggravio inutile dei costi; campagne informative rivolte ai cittadini (specie le nuove generazioni) tese ad incentivare l’adozione di software copy left.

• Per un sistema informativo regionale pubblico

• Tv pubblica terrestre/satellitare (tra dieci anni solo satellitare) e radio pubblica della Sardegna: accanto ai siti internet istituzionali, che svolgono attività di comunicazione, si tratta di realizzare due pilastri informativi pubblici garantendo la programmazione in italiano e sardo (con varianti) sull’attività di tutte le pubbliche amministrazioni sardi e sui servizi al cittadino offerti anche dalle organizzazioni datoriali e sindacali, dal sistema del no profit. Per garantire un’informazione democratica è necessario ridurre la potenza di condizionamento dell’informazione privata, quasi sempre in conflitto di interesse.



• Le forme del Partito democratico sardo


• La gravissima crisi che il Partito democratico ha affrontato in Sardegna, le sconfitte che si succedono a ogni appuntamento elettorale e la sventura rappresentata dall’incapacità di provvedere a noi stessi tanto che si è reso necessario un commissario politico giunto da Roma: tutto questo impone una seria e dolorosa riflessione sulle forme di organizzazione del Partito.
• Vogliamo un partito autorevole e plurale, vogliamo leader autorevoli e non a tempo indeterminato. Un partito dove le quote e i limiti di candidatura non sia un feticcio mascherato da regola né una clava da usare contro la fazione avversaria.

• Il Partito Democratico della Sardegna deve nascere federato a quello italiano e deve dotarsi di uno Statuto suo proprio che tenga conto delle profonde differenze tra la Sardegna e il resto dell’Italia e sia efficace rispetto allo scopo di radicare l’organizzazione in tutti i Comuni della Sardegna riattivando le relazioni umane e i meccanismi di ascolto e di partecipazione alla vita democratica.
• Senza partecipazione non c’è partito, senza socialità non c’è socialismo.
• E deve essere capace questo nostro partito sardo, se vuole incarnare davvero il modello di sviluppo autonomo, se vuole seguire la via della sovranità e la carica di diversità prefigurati in questa mozione, di attivare relazioni privilegiate, proprie e stabili con i partiti nazionali sardi e con quelli presenti nell’Unione Europea e nel Mediterraneo.


• I Circoli del Pd e le Case dei Diritti

• La stagione politica appena trascorsa, che ha visto la teorizzazione di un modello di “partito liquido”, privo di radicamento sul territorio, ha dimostrato di essere fallimentare. D’altra parte, l’attuale sforzo di creazione dei circoli all’interno delle Circoscrizioni comunali non è ancora del tutto sufficiente alla crescita di quel consenso che il nostro partito ricerca. Ricette calate dall’alto, che hanno la pretesa di essere attuabili su tutto il territorio nazionale o regionale, si scontrano con le peculiarità degli enti locali più piccoli e periferici. Riteniamo che il “principio di sussidiarietà”, già previsto dal Trattato su L’Unione europea (meglio noto come Trattato di Maastricht), che vede prima di tutto la persona umana con i relativi problemi quotidiani, debba essere il filo conduttore centrale dell’azione del Partito Democratico.
• Le domande sorgono spontanee: perché un cittadino deve iscriversi al Partito Democratico? Perché dovrebbe votarlo?
• E’ facile rispondere che lo fa sulla base della capacità che il PD ha di ascoltare, affrontare e risolvere i problemi della collettività. Questo può andare bene a livello macro, con proposte di sviluppo economico e sociale credibili. Ma non è più sufficiente a livello micro, cioè sui piccoli gruppi o singoli individui, nei quartieri delle città sarde, nei territori della Sardegna.
• Riteniamo che in ciascun Circolo ci debba essere una “Casa dei Diritti”, che dia aiuto al cittadino nei suoi problemi quotidiani. Aiuto in tema di lavoro, sia per quelli non ce l’hanno, sia per coloro che il lavoro lo hanno perso e non hanno gli strumenti per rimettersi “in gioco”. Aiuti agli immigrati che si scontrano con problemi burocratici e di integrazione. Aiuti alle famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Anche con piccoli sostegni per affrontare dignitosamente la quotidianità. Assistenza alle giovani coppie, che magari hanno dei figli piccoli. Informazioni su come accedere e mettersi in contatto con le istituzioni per la risoluzione di problemi apparentemente semplici. Assistenza legale di fronte ai diritti negati.
• Questa elencazione non ha la pretesa di essere esaustiva ma evidenzia un nuovo e radicale approccio, non più rinviabile, che deve orientare l’azione del nostro partito rispetto alle istanze che provengono dalla base della società. Istanze che fino ad ora sono state affrontate in modo non corretto. Con la conseguenza che il voto ha premiato altri, soprattutto il clientelismo organizzato non di rado associato a una robusta dose di populismo.

• La formazione politica: un problema di sinistra, un’emergenza per i giovani della Sardegna


• Non sembra essere frutto del caso che il periodo del più grave declino della sinistra nell’Italia della Repubblica abbia coinciso con la chiusura (avvenuta nel 1991) di quella che un tempo veniva chiamata la “Scuola di partito di Frattocchie”. Ovviamente il partito era il PCI e la “scuola” era l’Istituto di Studi Comunisti situato nell’omonima frazione a una ventina di chilometri da Roma.
• Ben prima di una scuola di partito, come erano considerate, le Frattocchie costituivano un centro studi tra i più avanzati in Europa per l’approfondimento del pensiero comunista (oggi si direbbe “di sinistra”) e, di conseguenza, per la realizzazione nella pratica politica di tale pensiero. Va da sé che le Frattocchie, essendo il cuore del pensiero del PCI, divenissero ben presto anche “scuola” per i dirigenti, intesa come palestra intellettuale per l’addestramento dei futuri dirigenti del partito, la cui selezione si sarebbe svolta proprio al suo interno.
• Ebbene, il compito che ci aspetta è di colmare la distanza – che non sono solo i venti chilometri da Roma alla villa sui Castelli Romani di Frattocchie – tra la opinabile modalità di scelta della nuova classe dirigente (vedi il caso Serracchiani) e la vecchia scuola di partito, ma non riproponendo meramente quella scuola, bensì ritrovando lo spirito degli “studi comunisti”. Cioè la capacità di studiare la realtà, di approfondire i processi, di comprendere – come si affermava un tempo – la contraddizione insita nel mondo o nel capitale. Perché questo è il compito di un partito di sinistra: capire la contraddizione, contro i partiti di destra che, per loro formazione e de-formazione, la negano.
• In questo senso, al nostro partito e soprattutto in Sardegna, dove vive una cultura identitaria autonoma, manca una scuola non che “educhi” i futuri dirigenti, ma che rappresenti la profondità di analisi e pensiero di tutta la sinistra. Ai giovani dirigenti sardi è necessario presentare il pensiero di Gramsci e di Emilio Lussu, di Renzo Laconi e di Umberto Cardia, di Giovanni Lilliu e di Michelangelo Pira accanto al pensiero di quanti, nel pianeta, costruiscono modelli e rivelano esperienze laiche e cattoliche di partecipazione democratica e di superamento del liberismo.


Forza Paris!


Cagliari, luglio 2009


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